Homekit, Apple arriva in Casa base: recensione e guida di Macitynet

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Casa connessa, smart home, chiamatela come volete ma la domotica facile da installare e da gestire è da sempre un sogno sia per gli utenti finali che per le aziende del settore.

In questi ultimi anni l’evoluzione di prodotto e interfaccia ha permesso di arrivare ad elevati livelli di integrazione grazie sopratutto all’interoperabilità con API e accesso http agli strumenti che parte dai singoli oggetti dall’Internet of Things per arrivare a sistemi domotici complessi.

Homekit al suo lancio due anni fa sembrava poter rispondere a queste promesse ma, come molti nostri lettori sanno, lo sviluppo del framework si è dovuto scontrare con molti scogli: dapprima alcuni problemi tecnici nella gestione delle reti, poi la riluttanza dei produttori ad abbracciare una certificazione MFI che aveva ed ha obblighi e costi e in un mercato specifico ancora non decollato e le relative incognite sugli investimenti, infine l’evidente mancanza di un forte traino da parte di Cupertino che ad un certo punto si è accorta che un sistema domotico completo non poteva basarsi solo su una ristretta cerchia di dispositivi e di funzioni.

I primi risultati di questo cambiamento di rotta sono visti con iOS 9 ma è solo con iOS 10 che arriva la svolta e lo vedremo probabilmente nei prossimi mesi con un mercato destinato ad esplodere per tre motivi:

  • moltissime aziende stavano aspettando una soluzione semplice ed efficace per rendere compatibili i propri prodotti ed ora Apple è in grado di proporla,
  • gli utenti sono confusi da una miriade di soluzioni disponibili sul mercato e cercano la possibilità di avere una gestione coordinata e diretta dal proprio smartphone,
  • Apple non solo offre la soluzione ma lo fa su tutta la gamma di prodotti per il mobile e per la casa, integrando intelligentemente tutto il proprio ecosistema e anzi, traendo dall’integrazione un motore per il proprio marketing.

homekit4 casa

Parliamo però anche dei contro: per poter gestire la sicurezza ad un livello mai visto prima e assicurarsi ovviamente un maggiore profitto Apple ha dovuto realizzare Homekit come un sistema chiuso e l’accesso al controllo dei interruttori, sensori, lampade è permesso solo in presenza di un chip (con certificazione MFI) sull’accessorio o sul suo gestore (gateway intermedio) e di un prodotto Apple (iPhone, iPad, iPod touch, Apple TV, Apple Watch) che sia in grado di gestire un Apple ID. Questo significa che se comprate una periferica Homekit potrete controllarla con la sicurezza di Homekit solo se avete un dispositivo con la mela morsicata.

Attenzione però… non è detto che l’oggetto sia soltanto compatibile con Apple: nel caso ad esempio del gateway per l’iluminazione Hue di Philips o del termostato o delle valvole termostatiche di Netatmo o di tado° potrete accedere al controllo dei dispositivi anche da Android o dallo stesso iPhone semplicemente con la app di base scaricata dallo store: in pratica potrete utilizzare anche sistemi aperti con una opzione di sicurezza e di interoperabilità in più.

E’ chiaro che chi ha disposizione un prodotto Apple voglia giovarsi del fatto che il termostato, la valvola termostatica, le luci programmabili che acquista si possano gestire nell’intergrazione di Homekit e questo sarà un incentivo per le aziende ad aggiungere il chip MFI certificato mantenendo magari la compatibilità con altre piattaforme (si veda ad esempio tado° ora compatibile anche con Amazon Echo / Alexa).

L’integrazione

Per chi ha sperimentato con le versioni precedenti di Homekit la capacità di integrazione dei prodotti dettata anche da una forte strutturazione di casa, stanze, scene e accessori che può venire trasmessa da una applicazione all’altra non è una novità.

Chiunque abbia acquistato uno degli accessori Bluetooth di elgato, vera e propria azienda “kamikaze” nel mondo Homekit, sa come questi possono essere controllati direttamente dall’applicazione “eve” con semplicità. Il problema di base con iOS 9 era dovuto alla mancanza di una gestione diretta delle periferiche e del funzionamento a fasi alternate di Apple TV come sistema di collegamento verso l’esterno.

Se abbiamo una serie di periferiche Bluetooth come gli accessori eve di elgato possiamo comandarli direttamente solo ad una distanza inferiore a 10 metri e sicuramente non a distanza da casa: occorre un gateway da collegare ad internet che elgato stessa non produceva basandosi sulle aspettative di compatibilità con Apple TV di terza e quarta generazione: a dire il vero questa opzione ha avuto (almeno per noi) una discontinuità di funzionamento tanto che personalmente abbiamo sempre evitato di raccomandarne l’uso se non a livello di gestione diretta.

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Ora chi opera nel campo della domotica sa bene che una semplice automazione locale non rappresenta un controllo completo della casa e l’impossibilità di gestire i dispositivi da remoto rappresentava un problema di fondo. Il problema non si poneva con le periferiche Hue di Philips, altra azienda tra le prime ad entrare nel gruppo dei sostenitori della soluzione di Apple, perchè basate su Wi-Fi e su un routing del gateway verso il vostro router di casa: in pratica potevate controllare le periferiche a distanza ma se avevate un sistema misto wi-fi e bluetooth come eve di elgato poteva capitarvi di poter controllare in remoto solo una parte della vostra installazione. [vai alle pagine seguenti per i test e la guida]